Blog7 Gennaio 2022by Alessandro BorghesanOnboarding efficace: perché è importante per la tua azienda | Gruppo Vola

ONBOARDING: COS’È E PERCHÉ È COSÌ IMPORTANTE

Come fare in modo che l’inserimento di una nuova risorsa avvenga con successo

Il rischio dell’Onboarding

L’ultima – ma di certo non meno importante – fase del complesso e articolato processo di selezione del personale  è quella che prevede l’inserimento di una nuova risorsa nell’ambiente aziendale. Si tratta di un momento delicato, perché completa e corona tutto il lavoro svolto sino a quel momento.

Inizia quindi l’Onboarding, un passaggio fondamentale da seguire con cura perché potenzialmente rischioso.  In questo articolo, a partire dalla definizione del termine, troverai alcuni preziosi suggerimenti e considerazioni riguardo l’onboarding.

Che cosa significa Onboarding? Si tratta dell’insieme di diverse azioni che l’azienda mette in atto per facilitare l’inserimento di una nuova risorsa nell’ambiente lavorativo. Quindi, di fatto, tutti i processi per introdurre il candidato scelto durante la selezione, sempre che questo all’ultimo non rifiuti il lavoro per cui egli stesso si è proposto

Affiancare le aziende come HR business partner , dalla selezione all’inserimento, è una pratica usuale nel nostro metodo di lavoro, come testimonia Paolo Bettinardi, Amministratore Delegato della Better Silver.

Ecco perché siamo così esperti delle tecniche di onboarding.

Come si pratica un Onboarding efficace

Mettersi insieme è un inizio

rimanere insieme è un progresso

lavorare insieme è un successo.

(Henry Ford)

Per praticare un onboarding idoneo, conviene partire dai suggerimenti della Society for Human Resources Management. Secondo la SHRM, infatti, il processo di Onboarding si compone di quattro fasi:

  • Compliance. L’azienda fornisce al nuovo arrivato tutte le principali informazioni inerenti alle linee guida organizzative e legali, indispensabili per operare al suo interno.
  • Clarification. Si tratta del momento in cui l’azienda deve definire in modo chiaro quali sono i compiti e gli obiettivi a cui la persona deve tendere. Durante la fase iniziale i compiti affidati dovranno essere semplici, in modo tale da creare maggiore motivazione nel neoassunto.
  • Culture. In questo passaggio è importante spiegare alla nuova risorsa le prassi interne, gli iter formali e informali. Si tratta ovviamente di un insieme molto ampio di informazioni, che non può essere trasmesso in pochi giorni.
  1. Connection. È la fase finale del processo di Onboarding, in cui l’azienda deve riuscire a creare la giusta connessione tra il neoassunto e i dipendenti già a bordo, facilitando il più possibile i canali comunicativi. 

Vantaggi di un corretto Onboarding

Un Onboarding aziendale  efficiente si considera concluso solo quando la nuova risorsa si è interamente integrata. Non è sufficiente, quindi, il semplice passaggio di compiti e consegne, ma una collocazione stabile anche all’interno delle dinamiche aziendali.

Il nuovo arrivato deve perciò, oltre ad acquisire le competenze tecniche, riuscire ad inserirsi con armonia nel team già esistente, comprendendo, e poi assimilando, le regole comuni, le pratiche ufficiali o meno che ordinano i processi comunicativi all’interno dell’impresa.


Approcciarsi in questo modo ad un inserimento di un nuovo collaboratore non è mai uno spreco di risorse. Anzi, un onboarding fatto correttamente rivela facilmente benefici reali e misurabili:

  • favorisce la retention, al di là dell’ausilio di incentivi economici
  • diminuisce il rischio di fuga del know-how
  • aumenta la “brand reputation”

Il primo vantaggio diretto da prendere in considerazione, quindi,  è che un Onboarding corretto  è il passo iniziale per una politica di retention efficace. Spesso nelle aziende che seguiamo il capitale umano porta con sé un insieme di conoscenze e competenze (know-how)  uniche e insostituibili. Proprio da queste ultime dipende la crescita e l’avanzamento della stessa azienda, ed è perciò  fondamentale trattenere all’interno dell’organizzazione le persone di valore che vi si inseriscono. 

Inoltre ogni assunzione, ricordiamo, comporta un costo rilevante. Affinché tale costo venga ammortizzato è importante che la persona che entra nel team vi rimanga a lungo – con serenità e reciproca soddisfazione, ovviamente. Se ciò non avviene, il rischio concreto per l’azienda è di continuare a spendere risorse economiche in ricerca e selezione, anziché dedicarsi agli affari. 

Trovare la persona giusta  è un processo complesso e spesso costoso, che rischia di essere vanificato se poi l’azienda si lascia sfuggire la nuova risorsa: un onboarding efficace aiuta proprio a prevenire questa possibilità.

Inoltre una persona che si sente davvero accolta è più produttiva, perché maggiormente stimolata a raggiungere gli obiettivi prefissati. Per esempio, un elemento che viene spesso sottovalutato è l’importanza di dare al neoassunto un’impressione favorevole a livello aziendale.

L’azienda guadagna un ulteriore vantaggio correlato, in termini di “brand reputation”. Affermarsi nel mercato del lavoro come una organizzazione che tiene realmente ai propri dipendenti, come persone con un proprio valore, e non semplice “forza lavoro”, ha un suo ritorno economico. Per esempio è utile nel momento in cui si cercano nuovi collaboratori, che avranno una motivazione in più per voler far parte dell’organico: entrare in una realtà inclusiva e attenta alle risorse umane.

L’Onboarding come investimento

L’onboarding corretto, quindi, prevede dei passaggi ulteriori per l’inserimento della nuova risorsa selezionata all’interno dell’azienda. 

Alcuni di questi prevedono, a titolo di esempio, un confronto aperto e attivo su temi diversi, a partire da quelli dei valori aziendali [link: art10) valori aziendali contano], che, strutturando le fondamenta stessa dell’organizzazione, sono alla base di un futuro di collaborazioni. La mancanza di valori condivisi, o una poca chiarezza, invece, minerebbe il rapporto appena instaurato proprio alle sue radici. 

Inoltre è fondamentale prevedere dei momenti per dei feedback

  • per poter cogliere lo stato d’animo con cui la persona sta affrontando l’inserimento
  • per cogliere eventuali necessità dove poter intervenire fornendo consigli e suggerimenti.

Questi e gli altri strumenti che mettiamo in atto sono in definitiva un investimento. Si impiega tempo –risorsa preziosa– per accogliere una nuova risorsa umana e fare in modo che si integri nell’ambiente lavorativo. Il fatto stesso di adottare queste accortezze esprime un messaggio evidente al collaboratore: ti vedo, ti ascolto, mi interesso a te. 

Perché il processo vada a buon fine è indispensabile che ne vengano seguite tutte le fasi. Non ha senso affrontare in modo impeccabile alcuni passaggi e tralasciarne altri, perché il risultato finale ne verrebbe senz’altro penalizzato. 

Non affrontare correttamente l’Onboarding aziendale significa assumere il rischio concreto di dimissioni della nuova risorsa poco dopo il suo inserimento, affrontando di conseguenza una perdita economica da non trascurare.

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