Strategie di Crescita Aziendale

Ogni organizzazione ha tra i propri obbiettivi la crescita aziendale. Che la crescita aziendale si traduca in crescita a livello di organico, di fatturato, di copertura del mercato o di dimensioni del business, non è possibile ottenere uno status di scale up senza una strategia appropriata.

La crescita aziendale è come l’arrampicata

Alcune intuizioni nascono così, spontaneamente. Come quando durante una conversazione informale, parlando di hobby e tempo libero, si riesce a cogliere una relazione tra la crescita aziendale e lo sport dell’arrampicata.

E’ accaduto ad uno dei nostri consulenti, nel corso di un intervento di sintonizzazione del gruppo sugli obiettivi in una media azienda del territorio (60 persone). Stava affiancando una manager per creare una strategia di crescita aziendale differenziata per i componenti del suo gruppo.

Si tratta di un affiancamento che aiuta i capi ed i membri stessi del gruppo ad accrescere le proprie capacità di leggere le situazioni complesse (puoi scoprire di più sull’affiancamento direzionale qui), fornendo strumenti concreti per prendere decisioni in meno tempo, facendo in modo che ogni membro del gruppo si senta incluso e libero di poter esprimere i propri talenti.

E’ una strategia che consigliamo spesso a capi di uffici tecnici, ricerca e sviluppo o amministrativi (anche se tutti i gruppi ne traggono giovamento) in quanto in aree molto tecniche è facile perdere di vista il lato più umano e creativo dei rapporti interni con la conseguenza di creare ambienti di lavoro molto chiusi, quasi ostili alle altre aree aziendali (ecco perché un’altro step della strategia di crescita è il training all’intelligenza emotiva).

Il vantaggio è moltiplicare la potenza espressiva e produttiva di questi gruppi, aumentando il numero delle idee, la contaminazione tra pensieri differenti e diminuire sensibilmente la risposta ai problemi che si presentano. Senza contare che in questo modo si riduce drasticamente il turn-over dei dipendenti, di per sé un costo in termine di sforzi e di tempo.

In una pausa durante l’analisi del clima di gruppo , la manager rivela, con una battuta, di essere appassionata di arrampicata sportiva, e di come questa disciplina la aiutasse a mantenere la concentrazione anche in ufficio.

Incuriosito dall’argomento, il nostro consulente ha speso del tempo per approfondire la questione. La protagonista arrampicava da diversi anni, iniziando come spesso capita da una dimensione amatoriale, nata quasi per caso durante un’uscita di un week-end, fino a raggiungere oggi livelli quasi da professionista. E così, in una interessante conversazione, si è scoperto come in questo sport sia evidente ben più di una metafora che riguarda la crescita aziendale e la strategia per raggiungerla.

D’altra parte non esiste un percorso univoco dove scorgere analogie. Le intuizioni sono di chi riesce a coglierle. Anzi, spesso proprio accostando campi apparentemente differenti si riescono a maturare soluzioni innovative, percorrendo strade nuove verso orizzonti ancora inesplorati. Come in arrampicata, e nel mondo degli affari.

Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono.

Walter Bonatti

Per quanto apparentemente l’arrampicata sportiva e la crescita aziendale siano attività differenti, a saperle cogliere vi sono tra i due mondi alcune similitudini. Osservandole si può giungere a riflessioni utili per la strategia aziendale.

Possiamo scorgere, tra i due campi, analogie quali:

La prima immagine che accosta l’arrampicata alla crescita aziendale è forse la più scontata: il movimento verso l’alto. La partenza da un punto A ad un punto B, con il luogo da raggiungere in una posizione più elevata rispetto al primo. E come naturale conseguenza: l’impegno e la fatica che si necessitano per percorrere la strada un punto prestabilito, posto più in alto di quello da cui siamo partiti.

Nello sport dell’arrampicata, banalmente, si parte dalla pianura per arrivare alla vetta. Ma anche in azienda partiamo da una situazione di base, relativamente confortevole, con l’obiettivo chiaro in mente di raggiungere il target prefissato.

Non è la montagna che conquistiamo, ma noi stessi.

Edmund Hillary

Una seconda analogia, meno immediata della precedente, la si può comprendere se si conoscono almeno le basi di questo sport. In arrampicata infatti la strategia per raggiungere la vetta non è quasi mai lineare: non è una strada dritta verso l’alto. Spesso invece è necessario cercare un appiglio sicuro in una zona diversa da immediatamente sopra la propria testa.

L’obiettivo è in alto, per cui bisogna salire, ma qualche volta il passo successivo per continuare il percorso si trova di lato, e può capitare di dover scendere qualche metro per trovare il passaggio che ci serve per poter procedere verso la meta.

Questo porta ad una riflessione: difficilmente un’azienda o una persona ha una traiettoria di crescita lineare verso l’alto, senza ostacoli né intoppi. Di solito in un percorso di sviluppo si contano momenti frastagliati di crescita, con un progresso sì, ma alternato a momenti in cui si deve cedere territorio, o si è costretti addirittura a dover tornare indietro.

Diventa perciò fondamentale capire in che fase si trova la propria azienda per poter scegliere la strategia adeguata e investire le risorse nella giusta direzione. Il rischio è quello di ostinarsi a percorrere una strada che non porta da nessuna parte, sprecando tempo e risorse.

Qualche volta in arrampicata è necessario spostarsi di lato, anche di qualche metro, prima di trovare la via giusta che porta verso la vetta. Così come nel mondo del lavoro può capitare di doversi muovere in orizzontale per anni per poi fare al momento giusto il salto di qualità verso l’alto. Certo, in una strada senza troppe indicazioni chiare come è il mondo degli affari c’è il rischio di smarrirsi. Il che ci porta direttamente al punto successivo.

Non calcolare mai l’altezza della montagna prima di averne raggiunto la cima.

Solo allora capirai quanto era bassa.

Dag Hammarskjöld

E’ quindi fondamentale avere sempre aver bene chiaro in mente l’obiettivo. La meta, il punto di arrivo.

Nell’arrampicata il traguardo è il punto più alto della montagna, ovviamente. A livello personale e professionale il fine è quello di crescere (e per fare questo, è necessario un processo di miglioramento continuo ed autoindotto), ciascuno secondo le proprie inclinazioni e necessità. E non si tratta solo di una questione economica, ma di trovare magari una nuova situazione, o stimoli diversi da affrontare o nuovi incarichi dove poter esercitare pienamente le proprie capacità. Vedere finalmente riconosciuti i propri sforzi e le proprie abilità, ad esempio.

Dal punto di vista manageriale, saper riconoscere i motivi e le aspirazioni che muovono i propri collaboratori permette un vantaggio strategico nell’organizzazione aziendale.

Poter cogliere i momenti positivi e quelli no delle proprio personale permette di creare un sistema equilibrato, longevo e in grado di restituire performance continue e costanti.

E per farlo è necessario l’ultima similitudine: conoscere e credere in se stessi. Come nell’arrampicata è fondamentale partire dal sapere quali sono le proprie capacità e i propri valori. E proprio conoscendole a fondo si riuscirà a non dubitarne mai.

Perché se ci si guarda indietro talvolta sembra impossibile capacitarsi di essere arrivati fino a quel punto. Ma è stato possibile, con la guida giusta, passo dopo passo.